| Nella terra di mezzo: adolescenti e regole |
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| Scritto da don Luciano Locatelli | |
| sabato 02 febbraio 2008 | |
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La profe sta scrivendo alla lavagna; si gira e le parole che vuole pronunciare gli muoiono in gola. Strabuzza gli occhi, non ci crede, eppure sta proprio accadendo davanti a lei. Cosa? Due ragazzine di quattordici anni, nei primi banchi, si stanno beatamente smaltando le unghie. Potete, possiamo immaginare la reazione dell'insegnante, e potrebbe essere altrettanto facile comprenderla. Un po' meno quella delle due “tipe”. Quasi offese esclamano: “Ma non stavamo facendo niente di male! Noi stiamo attente anche se intanto coloriamo le unghie”, con quella calma imperturbabile di chi ha la coscienza a posto e sa che ogni tanto alle profe, o alle mamme, gli girano “i cinque minuti”, ma tanto poi passa. È un caso, uno tra tanti, eppure quanti, tra insegnanti e genitori, si trovano a dovere fare i conti con situazioni più o meno simili. Anche chi scrive, davanti a risposte come quella delle due amiche spesso resta a bocca aperta, quasi impossibilitato a rispondere. È mentalità diffusa classificare tali atteggiamenti come una sfida lanciata all'autorità, al mondo dell'adulto. Ma è proprio così? È solo una sfida? C'è altro dietro? Non so rispondere in maniera esaustiva a questi interrogativi, ma mi pare certo, se non altro, che spesso e volentieri siamo posti davanti a dei ragazzi che qualcuno, con una felice espressione, definisce ”sregolati”. I nostri adolescenti sono spesso ragazzi senza regole, sregolati, per l'appunto. Non si tratta di ragazzi violenti, trasgressivi, socialmente disordinati o pericolosi, delinquenti o in procinto di diventarlo. Si tratta di normalissimi figli di famiglie regolari, come la maggior parte delle nostre, studenti a volte con buon profitto, cultori dello sport, magari dediti al volontariato, eppure spesso sregolati, incapaci di riconoscere l'esistenza di regole e quindi di attuarle. I nuovi adolescenti non conoscono il codice, il galateo, le istruzioni per l'uso delle istituzioni, del potere, della relazione tra generazioni e finanche tra i due sessi. “Non hanno rispetto” dicono i più anziani; “Non ascoltano” riprendono le mamme. “Non sono attenti” sostengono i professori; persino i parroci si lamentano perché “Questi qua non hanno paura di nulla”. Insomma: i ragazzi di oggi hanno interrotto la continuità della trasmissione tra le generazioni in un punto chiave, quello delle regole: non le conoscono e quindi non le usano. Non sono disobbedienti, per il semplice motivo che per esserlo occorre essere consapevoli di una norma e infrangerla (volutamente o sbadatamente). Se vengono rimproverati per qualcosa, spesso la risposta è: “Ma chi l'ha mai detto che bisogna fare così?”. E questa è una domanda, ammettiamolo almeno noi adulti, alla quale non è facile dare una risposta sensata, tanto che io stesso ho sentito rare volte un adulto dare una risposta adeguata (insomma, che vada al di là del solito “Perché è così e basta!”). D'altra parte, se anche una risposta ci fosse, dubito fortemente che i nostri ragazzi starebbero ad ascoltare tutto il serioso ragionamento. E se anche lo ascoltassero è probabile che avrebbero parecchie difficoltà a capirlo, vista la mancanza di riferimenti comuni, a questo livello, tra ragazzi e adulti. Gli adulti, noi insomma, percepiscono che un certo modo di fare è previsto “da sempre” e “dall'alto”. I ragazzi invece non conoscono questa dimensione delle regole. Pensano che le regole siano state inventate poco tempo fa dall'adulto che hanno di fronte e che in questo ci sia qualcosa che non va, per cui occorre trattare, negoziare e verificare l'effettiva utilità delle regole. Torniamo al primo esempio. “Chi l'ha detto che a scuola non ci si può smaltare le unghie?”. Mi sembra, dunque, che se si fosse data loro una risposta soddisfacente, questa avrebbe condotto a un discorso lungo e complicato, tanto da generare l'impressione di esagerare su una questione banale. “Non vuoi che mi metta lo smalto? Basta dirlo, ma non mi tirare storie e soprattutto non parlare di gesto grave e di conseguente punizione”. Ragazzi, e ragazze, sregolati quindi, perché non conoscono le regole e si comportano come se non esistessero, creando imbarazzo o risentimento negli adulti che invece hanno la mente zeppa di regole assorbite nel corso degli anni. Non ragazze o ragazzi trasgressivi, cattivi o disobbedienti: semplicemente sregolati, cresciuti in un ambiente educativo che ha sfornato questi nuovi prodotti: bravi ragazzi senza regole. Da dove viene tutto questo? Perché siamo qui? Quali sfide positive di crescita ci lanciano questi nostri ragazzi? A questa e altre domande cercherò di dare un po' di luce nei numeri che seguiranno del nostro Bollettino Parrocchiale. Beninteso, io non sto parlando “dall'alto”, o come direbbe il papa “ex cathedra”. Parto solamente dalle mie riflessione su quanto vedo, ascolto e leggo. Per questo ogni altro buon consiglio, ogni riflessione, sono benvenuti. A questo proposito, sia per gli adulti che per gli adolescenti, il mio indirizzo di posta elettronica è: pilluc@tele2.it per quanti invece preferissero carta e penna, allora indirizzate a: Don Luciano Locatelli, via Centro 22, 24019 Stabello di Zogno. Mi auguro di non restare troppo solo in questo piccolo viaggio nella “terra di mezzo” del pianeta adolescenza. Cordialmente, don Luciano
Sono stati lasciati 2 commenti. Mi voglio soffermare su una frase del tuo articolo "...cresciuti in un ambiente educativo che ha sfornato questi nuovi prodotti: bravi ragazzi senza regole." Spiegami alcune cose: come possono essere bravi dei ragazzi zenza regole? Che ambiente educativo è quello che opera senza regole? Una risposta la possiamo avere se osserviamo il comportamento di molti bambini, parlo di quelli di 2 o 3 anni, che a vederli sembrano usciti dalla "giungla", maleducati, capricciosi, prepotenti senza alcun rispetto per le cose o persone e poi vogliamo che i nostri adolescenti comprendano l'osservazione di quella professoressa? L'educazione alle regole parte dai zero anni, non possiamo far crescere un individuo con superficialità educativa, scarse capacità, poca informazione e formazione... e poi pretendere da loro che rispettino regole che mai nessuno gli ha insegnato. E che cosa ne dici della scuola? Dove è finita la vecchia, ma sana educazione civica? Ma chi la insegna più! Quando scrivo bravi intendo andare per esclusione: "bravi" nel senso che non fanno "disperare", non danno "problemi", magari a scuola sono impegnati, ecc.. D'accordo con te sul resto, ma credo che i prossimi articoli potranno dire qualcosa di più (penso ai "padri pallidi" che non sanno più fornire regole...). Per quanto riguarda la "vecchia, ma sana educazione civica" gli utlimi avvenimenti successi nel "suk" del nostro onorevole Senato la dicono lunga. Se manca chi la trasmette, come la si può ricevere? Cordialmente, dl |
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